Di cosa avete paura? Di Facebook o delle streghe?
Premessa stupida: non ho simpatia per Tartaglia (al massimo umana pietà), meno ancora per i suoi ammiratori; non sono comunista (oramai sono più attuali i templari dei comunisti).
Però mi fa effetto notare che su Facebook esistano i seguenti gruppi (ne cito solo alcuni): “In carcere Tartaglia”; “ergastolo per Tartaglia” (e, fin qui, nulla di particolare); “Tartaglia for deficient”; “Tartaglia sei un coglione”; “Tartaglia bastardo malato”; “Impicchiamo Massimo Tartaglia”; “Massimo Tartaglia lapidato”; “Sopprimiamo Massimo Tartaglia”; “Bruciamo Massimo Tartaglia”; “Impikkiamo Tartaglia”; “A morte Tartaglia”; “Tartaglia fai schifo”; “Tartaglia di merda”; “Tartaglia interista” (bello questo…); “Tartaglia uomo di merda”…e tanti altri…
Sarebbe interessante capire dove sono finiti tutti i Soloni che avevano urlato la necessità di leggi per limitare Facebook (sic!) all’indomani della nascita dei gruppi che inneggiavano a Tartaglia. La libertà di opinione abbraccia - ed è giusto che lo faccia - i detrattori di Berlusconi e quelli di Tartaglia. Si puo’ discutere sui toni e sui limiti. Ma, per non cadere nel ridicolo, non si dovrebbero dimenticare le parole del giudice Brandeis: “Fear of serious injury cannot alone justify suppression of free speech and assembly. Men feared witches and burnt women. It is the function of speech to free men from the bondage of irrational fears”.
Consiglio di lettura: Melvin Urofsky, Louis D. Brandeis: A Life (segnalata dall’Economist come una delle migliori biografie del 2009).