La révolution culturelle
All’aeroporto di Charleroi, tradito dalla mia ansia e dalla scarsa fiducia nei trasporti belgi. Il mio aereo parte tra quattro – dico quattro – ore. Sono seduto davanti agli arrivi. Poco fa è atterrato un aereo dal nord Africa e, nel grigio della Vallonia, sono comparsi anziani in abiti tipici, donne con gli occhi profondi del Sud, carnevali di chador colorati, denti d’oro e facce da duri. I piccoli belgi, oramai di terza generazione, stringevano borsette di Dora l’esploratrice o animaletti di peluche, mentre strani nonni gli parlavano in arabo e li baciavano sulla fronte. La nuova Europa. Che bella quest’Europa. Sono stato adolescente in un mondo che amava le differenze. Un mondo grandissimo, nel quale si andava poco all’estero. Senza voli low cost, senza internet. Un mondo provinciale eppure, paradossalmente, più aperto. Un mondo nel quale parlare della necessità di inserire un riferimento alle radici cristiane avrebbe fatto sorridere. Un mondo nel quale nessuno si preoccupava che i nuovi arrivati dovessero adattarsi ai nostri usi e consumi, credere al nostro Dio o rispettare le nostre feste. Dove i crocifissi erano appesi pacificamente alle pareti, nell’indifferenza di tutti.
Finito il convegno a Namur. Almeno per me. Ho perso la relazione di Giovanni Buttarelli (uno dei due italiani relatori), ma ho letto il testo che aveva consegnato. C’è stato un intervento sui problemi giuridici di Facebook (non poteva mancare, ovviamente), interessante, ben documentato.
Per il resto nulla che mi abbia colpito particolarmente.
Ho comprato un inserto di Le Monde Diplomatique, intitolato “Internet révolution culturelle”. Ho sfogliato l’indice e mi sembra molto interessante.
Ho letto la sentenza della cassazione francese sul caso Tiscali, in cui si torna a parlare di ISP come editori. Davvero un brutto ritorno al passato. Se vi interessa, la decisione è pubblicata qua: http://www.droit-technologie.org/actuality/details.asp?id=1294 commentata dai miei amici Thibault e Bertrand.
Consiglio di lettura: Tahar Ben Jelloun, Notte fatale oppure Moha il folle, Moha il saggio (regalatomi dalla mia migliore amica Daniela, tanti, ma proprio anni fa…credo fosse il 1992 o giù di lì).