Friday, January 22, 2010

La révolution culturelle

All’aeroporto di Charleroi, tradito dalla mia ansia e dalla scarsa fiducia nei trasporti belgi. Il mio aereo parte tra quattro – dico quattro – ore. Sono seduto davanti agli arrivi. Poco fa è atterrato un aereo dal nord Africa e, nel grigio della Vallonia, sono comparsi anziani in abiti tipici, donne con gli occhi profondi del Sud, carnevali di chador colorati, denti d’oro e facce da duri. I piccoli belgi, oramai di terza generazione, stringevano borsette di Dora l’esploratrice o animaletti di peluche, mentre strani nonni gli parlavano in arabo e li baciavano sulla fronte. La nuova Europa. Che bella quest’Europa. Sono stato adolescente in un mondo che amava le differenze. Un mondo grandissimo, nel quale si andava poco all’estero. Senza voli low cost, senza internet. Un mondo provinciale eppure, paradossalmente, più aperto. Un mondo nel quale parlare della necessità di inserire un riferimento alle radici cristiane avrebbe fatto sorridere. Un mondo nel quale nessuno si preoccupava che i nuovi arrivati dovessero adattarsi ai nostri usi e consumi, credere al nostro Dio o rispettare le nostre feste. Dove i crocifissi erano appesi pacificamente alle pareti, nell’indifferenza di tutti.
Finito il convegno a Namur. Almeno per me. Ho perso la relazione di Giovanni Buttarelli (uno dei due italiani relatori), ma ho letto il testo che aveva consegnato. C’è stato un intervento sui problemi giuridici di Facebook (non poteva mancare, ovviamente), interessante, ben documentato.
Per il resto nulla che mi abbia colpito particolarmente.
Ho comprato un inserto di Le Monde Diplomatique, intitolato “Internet révolution culturelle”. Ho sfogliato l’indice e mi sembra molto interessante.
Ho letto la sentenza della cassazione francese sul caso Tiscali, in cui si torna a parlare di ISP come editori. Davvero un brutto ritorno al passato. Se vi interessa, la decisione è pubblicata qua: http://www.droit-technologie.org/actuality/details.asp?id=1294 commentata dai miei amici Thibault e Bertrand.
Consiglio di lettura: Tahar Ben Jelloun, Notte fatale oppure Moha il folle, Moha il saggio (regalatomi dalla mia migliore amica Daniela, tanti, ma proprio anni fa…credo fosse il 1992 o giù di lì).

Posted by Giovanni Maria Riccio in 14:35:23 | Permalink | No Comments »

Thursday, January 21, 2010

Namur (dieci anni dopo…)

Sono in Belgio, a Namur per il trentennale del CRID. È la mia quarta volta qua, la prima nel 1998. Mi fa anche un certo effetto, perché la prima volta avevo 23 anni ed ero all’inizio della mia carriera accademica. Qui il primo convegno internazionale (nel 2000, per il ventennale del CRID), qui le prime conoscenze. Ho praticamente dimenticato tutto il francese che parlavo. Il cielo, ora come allora, è grigio. Per il resto non mi sembra che sia cambiato molto.
La dottrina belga ha un pregio ed ha un difetto. Il pregio: è aggiornatissima. Il difetto: è aggiornatissima e basta, nel senso che non ha una spiccata capacità a guardarsi alle spalle, a cercare di ragionare per categorie generali. È significativo, a mio avviso, che nella sessione che sto seguendo (su commons e copyirhgt), l’unica che abbia fatto riferimento alla nozione storica di commons e ai limiti dei paradigmi proprietari è stata una collega francese.
Per il resto, a parte il mio personal déjà-vu, tutto molto bello e, come sempre, il CRID dimostra la capacità di catalizzare in una piccola cittadina di provincia (a dispetto del roboante cartello che ti accoglie in città e che dice “benvenuto nella capitale della Vallonia”). Chapeau, quindi, ad Yves Poullet ed al suo gruppo di ricercatori (coi quali, negli ultimi anni, mi è capitato di lavorare spesso, tutti bravi e seri).

Posted by Giovanni Maria Riccio in 16:56:55 | Permalink | No Comments »

Tuesday, January 19, 2010

Thai Kudzu e non muori mai (forse…)

Mia madre ha provato a farmi curare omeopaticamente per circa 30 anni e (purtroppo, devo ammettere) per pigrizia ultimamente ho smesso, preferendo imbottirmi di munnezza spacciata per medicina. Forse per questo mio retaggio familiare, ho letto con molto interesse una decisione della Corte Suprema thailandese, che ha stabilito che non è tutelabile un prodotto erboristico a base di Thai Kudzu, un’erba medica che avrebbe il potere di ritardare l’invecchiamento. In alcuni Paesi (ad esempio in Giappone e negli Stati Uniti) sono stati registrati dei brevetti relativi a prodotti contenenti quest’erba.
Nel 1999, anche un imprenditore thailandese ha ottenuto il brevetto “Herb Ingredient from Pueraria Candollei” (il nome scientifico dell’erba in questione), pretendendo che tutti gli altri imprenditori che producevano prodotti con tale ingrediente sospendessero immediatamente la produzione. Questi ultimi, però, hanno presentato in giudizio una pubblicazione del 1931, nella quale si sostenevano le proprietà della Thai Kudzu associata al latte (i due principali ingredienti del prodotto brevettato). Il titolare del brevetto, a sua volta, si è difeso sostenendo che il suo prodotto era composto anche da altri ingredienti, in grado di incidere sul colore e sull’odore del prodotto.
La Corte Suprema, però, ha ritenuto che tali ingredienti non fossero necessari per garantire le finalità officinali e, pertanto, ha revocato il brevetto inizialmente concesso. In sostanza, i giudici hanno stabilito che si tratta di una conoscenza tradizionale e che, in quanto tale, non è suscettibile di appropriazione, né può determinare la nascita di una privativa.
Ah dimenticavo. Se avete un trauma (ma non deve esserci sangue), non c’è prodotto migliore della pomata di arnica (soprattutto se UNDA). Può essere usata anche per i bambini piccoli, che frequentemente danno testate (è stata ampiamente testata anche su mia figlia, con ottimi risultati). Non posso augurarmi che la proviate, ma, nel caso, fatemi sapere…

consiglio di lettura: Terzani, Un altro giro di giostra (almeno la parte in cui parla delle cure hannemaniane) e poi, come minimo, la pagina di Wikipedia sull’omeopatia.

Posted by Giovanni Maria Riccio in 01:28:03 | Permalink | No Comments »

Saturday, January 16, 2010

equo (?) compenso?

sono all’aeroporto di catania e ho la febbre, mannaggia. la notizia del giorno (anzi, di due giorni fa) è l’approvazione del decreto sull’equo compenso (lo trovate sul sito del min. beni culturali). non sono in condizione di scendere nei dettagli, ma è un decreto folle, che favorisce quasi esclisivamente SIAE (che, non a caso, ha scritto il decreto), violando palesemente - almeno a mio modesto avviso - gli artt. 82 e 86 del trattato.

Posted by Giovanni Maria Riccio in 20:18:51 | Permalink | No Comments »

Monday, January 4, 2010

Di cosa avete paura? Di Facebook o delle streghe?

Premessa stupida: non ho simpatia per Tartaglia (al massimo umana pietà), meno ancora per i suoi ammiratori; non sono comunista (oramai sono più attuali i templari dei comunisti).
Però mi fa effetto notare che su Facebook esistano i seguenti gruppi (ne cito solo alcuni): “In carcere Tartaglia”; “ergastolo per Tartaglia” (e, fin qui, nulla di particolare); “Tartaglia for deficient”; “Tartaglia sei un coglione”; “Tartaglia bastardo malato”; “Impicchiamo Massimo Tartaglia”; “Massimo Tartaglia lapidato”; “Sopprimiamo Massimo Tartaglia”; “Bruciamo Massimo Tartaglia”; “Impikkiamo Tartaglia”; “A morte Tartaglia”; “Tartaglia fai schifo”; “Tartaglia di merda”; “Tartaglia interista” (bello questo…); “Tartaglia uomo di merda”…e tanti altri…
Sarebbe interessante capire dove sono finiti tutti i Soloni che avevano urlato la necessità di leggi per limitare Facebook (sic!) all’indomani della nascita dei gruppi che inneggiavano a Tartaglia. La libertà di opinione abbraccia - ed è giusto che lo faccia - i detrattori di Berlusconi e quelli di Tartaglia. Si puo’ discutere sui toni e sui limiti. Ma, per non cadere nel ridicolo, non si dovrebbero dimenticare le parole del giudice Brandeis: “Fear of serious injury cannot alone justify suppression of free speech and assembly. Men feared witches and burnt women. It is the function of speech to free men from the bondage of irrational fears”.
Consiglio di lettura: Melvin Urofsky, Louis D. Brandeis: A Life (segnalata dall’Economist come una delle migliori biografie del 2009).

Posted by Giovanni Maria Riccio in 14:25:24 | Permalink | No Comments »

Sunday, January 3, 2010

Buon 2010 (anche a chi non legge Freud)!

Non scrivo da un sacco di giorni e lo faccio all’alba della fine delle vacanze. Come sempre di fretta (oggi piu’ che mai, sto addirittura cucinando per mia figlia mentre scrivo).
Buon anno a tutti, per cominciare. Il 2009, per me, è stato un anno positivo, non posso lamentarmi. Certo, ci sono stati anche momenti brutti, qualche persona che mi ha deluso profondamente. Ma la vita è fatta anche di questo.
Alcuni appunti.
Ho scoperto di aver detto una cretinata (ne dico tante, me ne accorgo solo alle volte). Per le recite dei bambini, non occorre un’informativa privacy. Me l’ha detto mia moglie (che domani sarà a lecce a parlare di privacy nella scuola, dopo aver ricevuto una bellissima festa a sorpresa per il compleanno…), citandomi un proovvedimento del garante privacy che, onestamente, ignoravo.
Poi, ho letto qualche settimana fa, appena pubblicata, la decisione su YouTube e Mediaset. Per quanto si tratti di un provvedimento non definitivo, ci sono alcune indicazioni importanti. In partcolare, il punto dove si dice che la responsabilità degli ISPs deve essere valutata caso per caso. Davvero? A me sembra che la direttiva comunitaria ed il decreto di recepimento dicano cose un po’ diverse. Interessante, al momento, è segnalare, ancorsa una volta, come sia in atto un ripensamento - del quale, sincersamente, in tanti avremmo fatto a meno - del regime di responsabilità applicabile agli ISP. A questo punto, non si può che attendere con ansia la decisione del Tribunale di Milano sul caso Vividown. Speriamo bene…
Nel 2010 molte opere cadranno in pubblico dominio. Tra le tante, le opere di Freud. Attenzione solo ad un punto: cadono in pubblico dominio le opere, non le eventuali compilazioni. Ad ogni modo, buon 2010 a tutti, sperando che anche chi non legge Freud possa vivere cent’anni (un bravo a chi riconosce questa citazione).
Consiglio di lettura (a parte Freud): non c’entra nulla con le cose che studio, ma ho letto in una mezza nottata il libro di Mario Calabresi “Spingendo la notte più in là” (lo a mia sorella un anno fa…ho dovuto rubarlo dalla bibllioteca dei miei genitori…). Molto commuovente, senza essere patetico. Davvero bello. Poi un giorno, con chi ne ha voglia, mi piacerebbe discutere sul perché Sofri e Co. siano considerati innocenti, a dispetto di quello che dice la magistratura.

Posted by Giovanni Maria Riccio in 20:33:58 | Permalink | No Comments »