Tuesday, September 28, 2010

We’ve moved!

Si cambia aria e ci trasferiamo tutti in paranza qua:
http://gmriccio.wordpress.com
Accorrete numerosi :)

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Sunday, September 26, 2010

Telecinco, aspettando Mediaset…

Di ritorno da Lecce, dove ho partecipato al convegno “Lu sole e lu ientu”, organizzato dal Consiglio notarile, anche grazie al superlavoro compiuto dal notaio Andrea Tavassi, cui vanno ancora i miei ringraziamenti per il cortese invito. L’ultima volta che ero stato a Lecce, a fine maggio, avevo dormito in un posto splendido che si chiama Torre del Parco. Questa volta sono stato ospite di una struttura Hilton, Acaya Golf Club, che consiglio a tutti (soprattutto se giocate a golf…).
Il convegno è stato molto interessante, dal momento che ha offerto una panoramica interessante del punto di vista delle imprese, delle banche, della Coldiretti e, per quanto riguarda il lato giuridico, sono state affrontate questioni relative alle nuove linee-guida (come era inevitabile), ma anche profili civilistici, relativi ai contratti di superficie ed alla natura giuridica degli impianti.
Io mi dono occupato – modestamente – di alcuni aspetti comparatistici (rectius: di diritto comunitario e di diritto del commercio internazionale), provando a sottolineare alcuni punti che, mi sembra, siano stati ancora poco trattati in dottrina (es. tutto il problema della vendita dell’energia elettrica, alla luce – ma non solo – della Convenzione di Vienna).
È un peccato che la dottrina trascuri così tanto il campo delle rinnovabili. Basti pensare che uno dei pochi manuali di diritto dell’energia pubblicati in Italia, non spende alcuna parola sulle energie rinnovabili. Forse sarebbe il caso che amministrativisti, economisti e civilisti (e, ça va sans dire, comparatisti: un comparatista serve sempre!) uniscano le loro forse e si impegnino a scrivere un bel volume congiunto che possa offrire qualche riflessione sulle tantissime problematiche che il settore offre.
Una segnalazione obbligata, per quanto riguarda materie a me più abituali, è la decisione spagnola nel caso Telecinco c. YouTube. L’ho scritto nell’ultimo topic: una decisione di merito non costituisce necessariamente un leading case, anche se è la prima che si occupa di una determinata problematica. Tuttavia, non dobbiamo neanche mortificarne l’importanza, soprattutto in vista della prossima decisione italiana sul caso Mediaset c. (neanche a dirlo…) YouTube.
I due casi sono identici (ma ce ne sono di analoghi anche altrove, come negli US col caso Viacom). Speriamo che i giudici italiani vogliano fare proprio l’indirizzo spagnolo (appena avrò finito di leggere la sentenza saprò dirvi qualcosa di più).
Rimanendo nel Google world ho visto che Vividown ha siglato un accordo con Google, per la segnalazione dei video. Ottima iniziativa, ma mi domando: quanti minori che soffrono di handicap (perché di questo si occupa Vividown) avranno in futuro problemi con YouTube o Google Video? Ci auguriamo tutti nessuno, ovviamente. Ma, al di là degli auspici, è innegabile che le possibilità di un secondo caso Vividown mi appaiono, tutto sommato, piuttosto remote.
Consigli di lettura: il nuovo – si fa per dire – libro di Lawrence Lessig, di cui parlerò in qualche prossimo post.

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Wednesday, September 22, 2010

Cambia la direttiva sul commercio elettronico dopo una decisione del Giudice di pace di Canicattì

Non scrivo da giorni. Almeno 3 ragioni. La prima e più seria: sto lavorando come un mulo (purtroppo o per fortuna). La seconda: ho scoperte le meraviglie di Twitter. Terza: mi sono un po’ rotto le scatole di sto blog (probabilmente tra un po’ migriamo verso una nuova piattaforma…).
La verità è che dovrei trovare un modo per essere pagato senza fare nulla. Inventare e brevettare qualcosa e diventare ricco. Per il momento sto lavorando su un’idea di fancazzometro, uno strumento che possa insegnare anche ai più attivi come non fare una mazza. Io potrei testarlo su me stesso. Una volta Stathis Banakas, a me che mi scusavo per avergli dato uno strappo in aeroporto con quattro ore di anticipo sul suo volo, mi disse una frase illuminante: “Giovanni, non preoccuparti. Sono bravissimo a non fare nulla”. Grande Stathis, veramente un maestro.
Ci sarebbero troppe novità per racchiuderle in pochi minuti ed una pagina. Quindi non segnalo nulla. Chi vuole, può aggiungermi a Twitter.
Ho letto un articolo su Wired nel quale si consigliava ai blogger di scrivere bene. Io non lo faccio, scrivo di getto e non rileggo. Avessi il tempo per scrivere bene anche il blog, sarei un uomo felice.
C’è però una cosa di cui volevo parlare.
Si è fatto un gran baccano intorno ad una decisione di un tribunale tedesco su YouTube. I cattivi di Google hanno perso e questo fa sempre notizia.
Nel frattempo, l’amico Oreste Pollicino ha pubblicato un libro che mi sembra interessante, e che vi invito a leggere, sul caso Vividown. Sullo stesso caso fu organizzato anche un convegno a Roma 3: ne avevo parlato tempo fa, forse qualcuno lo ricorderà.
La domanda che vorrei porre è però la seguente: è possibile che la decisione di un tribunale di merito venga eletta a leading case mondiale? Davvero le parole – giuste o sbagliate, non è questo il punto – di un giudice di una corte locale sono sufficienti a rimettere in discussione i principi su cui si fonda la direttiva commercio elettronico?
Nel 2006 sono stato consulente della Commissione europea sulla revisione della direttiva. Il report che scrissi con altri 3 colleghi, consegnato nell’estate del 2007, pare sia stato pubblicato (evidentemente in semi-clandestinità, se è vero che ho ricevuto solo indirettamente notizia della pubblicazione) a fine agosto 2010. Oramai è quasi un documento di archeologia.
Tuttavia, mi sembra interessante che si arrivasse alla conclusione che le matrici della direttiva erano corrette, assicuravano lo sviluppo del sistema e andavano mantenute. Al più, andavano implementati e sviluppati i meccanismi di notice and take-down.
Tutto quel lavoro deve davvero essere messo in discussione adesso? Alla luce di una decisione come Vividown, dove l’unica cosa che si contesta è la violazione della normativa sui dati personali, mentre non si discute minimamente delle regole sulla responsabilità degli ISP.
Altro profilo che mi sembra interessante. Sta girando l’idea – esternata da alcuni commentatori recentemente – che la fornitura di un servizio a pagamento sarebbe idoneo a modificare le regole di responsabilità applicabili agli ISP. Sorprendente, perché una soluzione del genere – per quanto affondi nel principio romanistico cuius commoda, eius et incommoda ¬– non mi sembra possa reggere in un contesto come quello degli ISP. Ne scrivevo nella mia prima monografia: eravamo nel 2000, a novembre sono dieci anni dalla pubblicazione di quel libretto. Eppure siamo ancora al punto di partenza; nessuno me ne voglia, ma è scoraggiante.
Non si riflette su di un paio di elementi. La gratuità o onerosità del servizio non può modificare le regole di responsabilità. Sarebbe come ritenere che le regole sulla diffamazione varino se l’illecito (mi limito al profilo civilistico, ovviamente) venga commesso su una testata a pagamento (es. Libero) o su un giornale distribuito all’ingresso della metro.
Seconda riflessione. A mio avviso, la discussione nasce dalla doctrine americana, sviluppatasi in seno alla giurisprudenza di copyright law, del direct financial benefit. E da qui nasce il misunderstanding: abbiate la pazienza di andare a studiare questo punto e scoprirete che il beneficio economico ricevuto dal soggetto che risponde per il fatto del terzo deve essere “diretto”. In altri termini, ottengo un guadagno perché viene commesso l’illecito. Se la condotta fosse stata lecita, non avrei ottenuto il medesimo guadagno. Ora, nel caso di un servizio internet (ad es. YouTube), possiamo ritenere che ci sia violazione del copyright se si accede al servizio a pagamento e che non vi sia alcun illecito se il servizio è gratuito?
Tra poco parte una nuova consultazione della Commissione sulla direttiva e-commerce. Speriamo bene…
Consigli di lettura: ovviamente il libro di Oreste Pollicino.
Giri: vari e disparati, ma sono cazzi miei. Basta raccontare dove vado. Vi dico solo che nelle ultime settimane ho visto tre mari, così rosicate un po’…

Posted by Giovanni Maria Riccio in 11:24:02 | Permalink | Comments Off

Tuesday, August 24, 2010

Beni comuni

Molto rapidamente, solo alcune segnalazioni.
La prima è che il Centre for Intellectual Property Rights di Leuven ha bandito un posto per un doctoral researcher. Lo so che suggerire a qualcuno di andare a vivere in Belgio è quasi un reato, ma mi sembra che possa essere una buona occasione per chi inizia a fare ricerca. Affrettatevi a fare domanda, però, perché la scadenza è il 10 settembre.
Ulteriori informazioni qua: http://www.law.kuleuven.be/cir/
L’amico Marco Scialdone ha segnalato un articolo (di cui al momento ho letto solo l’abstract) in cui si discutono le controversie contro Google Books (in particolare quella dell’Association of American Publishers), analizzando l’incremento di fatturato degli editori.
L’articolo è scaricabile qua: http://papers.ssrn.com/sol3/papers.cfm?abstract_id=1634126
Peraltro si tratta di una pubblicazione molto recente, considerando che l’ultima revisione è del 2 agosto.
Consiglio a tutti la lettura del bellissimo articolo di Stefano Rodotà, apparso su Repubblica qualche giorno fa, sui beni comuni. Per chi lo avesse perso, lo trova ripubblicato qua:
http://tbagarolo.blogspot.com/2010/08/beni-comuniuna-battaglia-storica.html
Consigli di lettura: ho letto la biografia di Maradona di cui parlavo in qualche post fa. Ho letto, per puro caso, un bel libro di Anne Tyler, La figlia perfetta. Ora sto iniziando a leggere Disgrace di Coetzee. Parlando di diritto ed economia – per tornare ancora ai beni comuni – suggerisco la lettura della bella raccolta “La conoscenza come bene comune”, pubblicato l’anno scorso in italiano da Bruno Mondadori.

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Monday, August 23, 2010

La rentrée

Una quattro giorni romana…
Molti programmi per il prossimo anno accademico, ve ne parlerò appena si concretizzeranno.
Buon rientro lavorativo a tutti (io negli ultimi tempi ho ultimato alcuni articoli) e buone vacanze a chi è ancora al mare…

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Monday, August 2, 2010

Washington, poi Boston

Aeroporto di Dulles, Virginia. Stanchissimo, perché sono andato a dormire tardi e mi sono dovuto svegliare presto per andare a Boston.
Sessione sul copyright molto interessante, con un ottimo general report. Vi consiglio di andare a leggerlo. Purtroppo non ho connessione ad internet in questo momento, ma spero di ricordarmene nei prossimi giorni e di postare il link relativo.
Per il resto, ho conosciuto molti colleghi stranieri, soprattutto sudamericani (il mio nuovo amico José Antonio Saavedra del Perù, che mi ha invitato ad un convegno ad ottobre ed un’altra collega peruviana, con cui abbiamo parlato di brevetti e traditional knowledge); le mie colleghe turche Derya e Basak (Istanbul è una delle mie città preferite e spero di tornarci quanto prima); ho rivisto il collega Thomas Dreier, che dirige un network al quale partecipo ed una sua collaboratrice, che avevo già conosciuto ad Hannover; ho rivisto anche John McEvoy dell’University of New Brunswick; una ragazza greca, Vaso, che lavora per l’Istituto greco di Diritto europeo (almeno così mi sembra); Johnny Chang e Soichirou Kozuka dal Giappone (quest’ultimo che pure avevo conosciuto ad Hannover); e ancora Radim Polcack e altri cechi e tanti tanti altri. Speriamo di riuscire a creare qualche bel network, di scambiare informazioni utili e di girare un po’. A proposito: ho parlato con il direttore dell’Istituto svizzero di diritto comparato. Cercano un italiano: se qualche dottore di ricerca (o con una formazione simile) fosse interessato, può scrivermi (si tratta di un posto part-time, per cui sareste liberi di continuare a fare ricerca).
(Domenica) Ora sono all’aeroporto di Boston, andando a Londra. A Boston anche un po’ di networking, ma poi vacanza a casa di Chyntia e di mio cugino Giovanni e del nuovo arrivato Matteo. Boston è davvero splendida e la vista dalla loro casa, al trentunesimo piano, è mozzafiato. Ieri sera ho provato le famose ostriche bostoniane e vongole fritte. Oggi giro in barca a vela e tante chiacchiere sull’Italia e sugli Stati Uniti e su tutto quello che perdiamo perché siamo un Paese stagnante. Lo so, è retorico, ma mi fa effetto vedere tanti italiani che fanno cose interessanti nel mondo, invece di farle in Italia. Speriamo che prima o poi qualcuno si accorga che la ricerca è importante, che i giovani sono importanti (non solo per i vivai delle squadre di calcio) e che forse sarebbe il caso di offrire migliori opportunità a quelli bravi e di mandare all’estero i peggiori. Peraltro mio cugino ha creato a Boston un network di italiani che vivono a Boston. È un’ottima iniziativa, sono già passati di là tanti italiani illustri, da Jovanotti a Carmen Consoli, da vari ricercatori a quelli di Mascalzone Latino. Ma, soprattutto, un modo per mettere in contatto gli italiani ed aiutarli ad aiutarsi non solo per questioni lavorative, ma anche per tutte le questioni pratiche (alloggio, dove fare la spesa, a chi rivolgersi in caso di necessità e tanto altro ancora). Se qualcuno fosse interessato a trasferirsi a Boston, mi scriva pure a gmriccio@unisa.it e lo metto in contatto col mio cuginetto.

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Friday, July 30, 2010

Washington!

Sull’Amtrak da New York a Washington per partecipare alle due sessioni sul copyright (parteciperò anche a quella su data protection, se riesco ad arrivare in tempo) del convegno dell’IACL.
Piove e New York assume un colorito plumbeo. E credo che la Penn Station detenga il record assoluto per la temperatura immaginabile in una stazione; oltre si tocca il punto di fusione e si staccano le braccia e le gambe.
Ad ogni modo, sono molto contento di essere riuscito a venire a questo convegno. Si organizza ogni quattro anni, esattamente come i mondiali di calcio, e lo considero un appuntamento imperdibile per ogni comparatista. Quattro anni fa, ad Utrecht, ero National reporter e, alla fine, finii per sostituire il General reporter, a causa di un problema di salute al collega francese. Quest’anno, anche se non sono stato “convocato” (nel senso che non presento alcuna relazione), mi sono “auto-convocato”.
Ad Utrecht ho conosciuto persone con le quali dopo sono finito a lavorare e molti dei quali sono diventati degli ottimi amici. Primo su tutti, il mio fratello Stathis Banakas, una delle persone più grandiose che il mio lavoro mi abbia fatto incontrare ed, oramai, uno di famiglia (non a caso, lui mi chiama fratello e mia figlia lo tortura…). L’anno scorso, durante il periodo che ho trascorso a Londra, sono stato ospite da lui a Norwich ed è stata un’esperienza molto interessante e divertente. Poi Radim Polcack, che dormiva nel mio stesso dormitorio, che organizza un convegno annuale a Brno su Cyberspace (a proposito: sto scrivendo l’abstract per il convegno del 2010, il tema dovrebbe essere copyright collecting societies), al quale ho presentato una relazione lo scorso novembre. E poi ancora tanti altri. Il mio amico siculo-cinese Salvatore Mancuso, che andrò a trovare a Macao presto. David Gruning, che purtroppo non sarà a Washington. Rigas Giovannopoulos, che mi ha dato una mano sulla Grecia quando ho lavorato per la Commissione europea. E poi davvero tanti, tanti altri.
Una notizia interessante per quanto riguarda il gambling. Ieri l’House Financial Services Committee ha presentato una proposta per legalizzare il poker on-line e le altre “nonsports betting”. Inutile dire che, come al solito, i problemi tanto decantati di ordine pubblico siano caduti dinanzi ad una notazione semplice semplice: secondo le stime effettuate, la legalizzazione di questi servizi – che verrebbero ad essere tassati, così come le relative vincite – dovrebbe portare allo Stato circa 42 miliardi di dollari in dieci anni. Soldi che potrebbero essere utilizzati per attività lontanissime dal gioco, ma molto utili (si pensi che, in Italia, parte dei ricavati sono stati destinanti l’anno scorso alla ricostruzione in Abruzzo). Brad Sherman, un democratico californiano, ha riassunto in una battuta questo punto: “We will not passing an internet gaming bill. We will pass a bill to do something very important, funded by Internet gaming”.
Negli Stati Uniti, la proibizione deriva addirittura da una legge del 1961, il Wire Act. Tuttavia, le violazioni sono raramente perseguite, come conferma il fatto che il mercato dei giochi on-line vale, a dispetto di ogni divieto, oltre 6 miliardi di dollari l’anno. Peraltro, per arginare il fenomeno, nel 2006 è stata approvata una legge che vieta agli istituti bancari di trasmettere pagamenti effettuati da e verso operatori del gambling.
Il progetto di legge, ad ogni modo, dovrebbe mantenere un divieto sulle scommesse relative ad eventi sportivi – che sono quelli che in Europa raccolgono le maggiori cifre – ed un altro divieto relativo alla possibilità di fare pubblicità (lecita, seppur con alcune limitazioni, in Europa).
Quasi dimenticavo. È uscito il secondo numero di JIPITEC, la rivista alla quale partecipo come corrispondente dall’Italia. Tutti gli articoli mi sembrano molto interessanti, andate a dare un’occhiata e magari iscrivetevi alla newsletter.
Consigli di lettura. A Heatrow ho comprato una biografia su Maradona aggiornata al 2010, “The hand of God” (esiste anche in italiano). Forse (anzi sicuramente) sono di parte, perché tifoso del Napoli, ma considero Maradona l’unica icona vivente. Qualcuno storcerà il naso, ma io lo apprezzo non solo come calciatore, ma anche e soprattutto come uomo, perché è uno che ha il coraggio di scelte impopolari (anche a costo di insuccessi, come avvenuto in Sudafrica, con una squadra fortissima e sgangherata….) e non si vergogna dei suoi limiti. Que viva el Diego!

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Thursday, July 22, 2010

Mahna Mahna

Otto di mattina. In treno dalle sei, as usual. Mi sto frullando il cervello su un breve saggio – di cui avevo parlato qualche post fa – su privacy e copyright. Ho letto una decina di decisioni della Corte di Giustizia e ho realizzato che la strada per avere dei punti certi sul rapporto tra libertà fondamentali e diritti fondamentali è ancora lunga.
A livello nazionale, post-Peppermint, non mi sembra ci sia molto, a parte un abbozzo di caso che ha visto coinvolta la Fapav. Naturalmente, se qualcuno avesse informazioni più aggiornate, non esiti a contattarmi.
Ho iniziato a preparare una relazione sulla disciplina delle energie rinnovabili all’estero. Ogni tanto, noi comparatisti, confidando nella nostra onniscienza, ci imbattiamo in ricerche impossibili. Però penso che questa sia la parte più divertente del nostro lavoro, perché ci consente di capire, attraverso il diritto, come va il mondo altrove (aiutandoci anche a capire come va o dove va il nostro). Per il momento mi sono limitato alla raccolta del materiale: a parte alcune cose nelle quali mi ero imbattuto nel passato, sto raccogliendo documentazione piuttosto eterogenea, che spazia dalla legislazione dei singoli Stati americani alla disciplina del Qatar (non scherzo…tutto vero). Anche in questo caso, chi sa qualcosa, parli! (e mi dia una mano…).
All’orizzonte appare la stazione Prenestina. L’ho detto in altri tempi e lo ripeto: Roma mi mette tristezza e mi porta il cattivo umore.
Mi consolerò con questo: http://www.youtube.com/watch?v=NA90IlymdZ4
Se avete la pazienza di fare copia e incolla, vi imbatterete in quel capolavoro di demenzialità che è la sigla del Muppet Show, una delle cose che preferivo da ragazzino. Prima il mio personaggio preferito era Animal (e, in effetti, sono diventato un gran bell’animalo, citando Abatantuono). Ora propenderei più per la delicatezza di un Kermit. E allora mando un bacio a tutte le Piggy sparse nel mondo.
Ps un amico mi ha messo non poco in imbarazzo chiedendomi: “ma perché scrivi? Con tutte le cose che hai da fare, dove trovi il tempo?”. Rispondo alla seconda domanda. Scrivo quando sono troppo stanco per lavorare (come adesso) – ed infatti i topic sono scritti tutti la mattina prestissimo o la sera. Il perché scrivo lo riassume una bella frase di Cesare Pavese “È bello scrivere perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare a una folla”.
Stazione Termini…mi sa proprio che devo scendere, altrimenti rischio di arrivare a Termini Imerese…

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Wednesday, July 21, 2010

Forthcoming…

La settimana prossima parto per New York (da solo, mia moglie mi ha abbandonato alla fine…), ma, prima di partire, devo consegnare 6 (dico sei!) articoli.
I primi due sono andati: l’aggiornamento di un capitolo su famiglia e responsabilità civile – unica mia incursione nel diritto di famiglia, omaggio a Gabriella Autorino, a cui andrà sempre la mia riconoscenza, non solo per gli insegnamenti giuridici – e poi la relazione al convegno all’Università Europea di qualche mese fa.
Quest’ultimo, in realtà, è ancora un draft che ho spedito questa mattina al mio amico Andrea Stazi. Posto qui l’introduzione. Se vi interessasse il resto, accattatevi il libro, che uscirà con Giappichelli e sarà curato da Alberto Gambino.
“Per valutare la situazione del commercio elettronico e delle aste telematiche in Italia, è necessaria una riflessione preliminare sulla situazione del mercato nel nostro Paese.
Difatti, la situazione legislativa, se estremamente sintetizzata, pare piuttosto semplice, per quanto sia il frutto di due differenti direttive: la prima, la direttiva n. 97/7/CE sui contratti a distanza, recepita dal d. lgs. n. 185/99, poi confluito nel Codice del consumo (artt. 50 ss.), e la successiva, la direttiva n. 2000/31/CE sul commercio elettronico, recepita con il d. lgs. 70/03, solo richiamato dall’art. 61 del Codice del consumo. Non esiste, al momento, una specifica regolamentazione delle aste telematiche.
Il panorama normativo, quindi, si presenta come piuttosto lineare: eppure, come si proverà a dimostrare, esso è forse insufficiente a rispondere ad una serie di interrogativi. Inoltre, è forte l’impressione che le direttive non abbiano saputo raggiungere gli obiettivi che si erano posti, non avendo incrementato sufficientemente gli scambi in rete e, in particolare, le transazioni nell’ambito del mercato interno.
Una breve analisi del mercato, infatti, evidenzia impietosamente che il maggiore problema resta l’approccio “nazionale” dei consumatori. Gli scambi transfrontalieri (rectius: tra differenti Paesi appartenenti all’Unione europea) rappresentano solo l’8% delle transazioni che avvengono on-line: una percentuale minima, seppure registri una crescita notevole, pari al 30%, rispetto all’anno precedente.
Allo stesso tempo, colpisce che il settore dell’entertainment sia quello nel quale si nota la spesa maggiore da parte dei consumatori (pari al 42%) e che, all’interno di quest’area, rivesta un peso predominante il settore dei giochi d’azzardo, che non rientra nell’ambito di applicazione oggettiva delle due direttive applicabili alle transazioni on-line. Anche gli altri settori che hanno beneficiato maggiormente delle opportunità offerte da internet sono solo marginalmente toccati dalla disciplina europea: si pensi, ad esempio, al settore turistico ovvero al settore dell’elettronica di consumo, tendenzialmente esclusa dall’ambito applicazione oggettivo, atteso che l’art. 6, comma 3 della direttiva sulle vendite a distanza prevede che il diritto di recesso non trovi applicazione nel caso dei software.
Ulteriori problematiche sorgono poi nel caso in cui, sebbene la disciplina sostanziale sia stata uniformata, si registrino ancora sostanziali divergenze tra i singoli regimi fiscali nazionali: si pensi, ad esempio, all’espansione del settore vinicolo, fortemente limitato dalla pressione doganale, ovvero ancora al settore turistico, che si scontra con la magmatica disciplina dei singoli Stati membri in materia di imposta sul valore aggiunto.
Un’altra criticità è determinata dall’approccio spesso dilettantistico della piccola e media imprenditoria nazionale, che non ha saputo sfruttare appieno la possibilità di aperture di nuovi mercati, né i vantaggi offerti dalla riduzione dei costi transattivi, né, tanto meno, forme non convenzionali di comunicazione e di marketing”.

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Wednesday, July 14, 2010

Dalle ceneri dell’Imaie

Stasera sono proprio stanco e, come sempre quando non sono a casa e sono stanco, scrivo un po’ per rilassarmi. Nessuna novità particolare da segnalare (del resto avevo già scritto ieri…).
Il primo giugno è entrato in vigore il Regolamento UE 461/2010 che fa divieto ai produttori di autoveicoli di imporre ai i propri fornitori “di pezzi di ricambio, di attrezzature di riparazione o diagnostica o altre apparecchiature” limitazioni della vendita di tali beni “a distributori o riparatori autorizzati o indipendenti o ad utilizzatori finali”. Si tratta di una previsione importante, come sanno bene gli esperti di concorrenza e tutti coloro che sono attenti al settore automotive.
Vi consiglio di dare poi una lettura al testo coordinato dell’art. 7 del d.l. 30 aprile 2010, n. 64, convertito in legge dalla l. 29 giugno 2010, n. 100, sulla nuova IMAIE.
L’IMAIE, per motivi che sarebbe troppo lungo ed anche doloroso spiegare, è in liquidazione. Dalle sue ceneri sta nascendo un nuovo ente, speriamo che non assomigli in nulla al precedente.
Nel frattempo, i liquidatori dell’IMAIE hanno deciso di distribuire una parte del “tesoretto” dell’IMAIE agli aventi diritti. Per il momento, pare che verrà distribuito solo il 30%.
Tuttavia, come spesso accade nel settore del diritto d’autore italiano, molte cose sono avvolte dal mistero (o, quanto meno, da poca chiarezza).
In primo luogo, non è pubblicato sul sito – che pure contiene alcune interessanti informazioni – il provvedimento del tribunale con il quale si stabilisce di ripartire un iniziale 30%. Nulla si dice – né nulla è dato sapere – circa la distribuzione del restante 70%: non è chiaro a nessuno, neanche al call center dell’IMAIE (parlo per quella che è la mia esperienza diretta), se e quando verrà distribuito questo 70% (del resto, per farlo, penso sia necessario un ulteriore provvedimento del tribunale).
In secondo luogo, è necessario fare molta attenzione (se siete dei musicisti o altri aventi diritti) alla fattura e agli altri documenti che dovete inviare all’IMAIE per ottenere (almeno) il 30%.
Infine, e anche qui parlo in base alle voci raccolte tra i tanti amici musicisti che ho, alcuni hanno ricevuto la comunicazione dell’IMAIE, nella quale si annunciava il prossimo pagamento delle somme, altri invece no. Staremo a vedere…
Consigli di lettura: nessuno, sono serate caldissime, ma bellissime. Non leggete nulla, uscite e andate a bere quello che preferite con la donna o con l’uomo che amate o con chi vi pare.

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